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Piacere, il mio nome è Lili.


The Danish Girl.

Adoro i film. E ancora di più adoro riuscire a vedere quei titoli che parteciperanno alla strabiliante notte degli Oscar. E quest’anno, tra le mie attese lunghe un anno (ebbene sì, The Danish Girl è stato lanciato sulla rete circa un anno fa!), c’era proprio l’ultima pellicola con Eddie Redmayne … e ai miei occhi si è rivelato un capolavoro.

Lo ammetto, le biografie mi incuriosiscono. E se sono biografie, o semplicemente film, con un tocco “artistico” e così particolari … beh, che dire … mi affascinano fino all’ultimo nome dei titoli di coda.

Ma torniamo a noi. E a Lili. A questo personaggio che troviamo fin da subito negli occhi di Redmayne, ovvero di Einar Wegener, e che Gerda amerà, sosterrà e aiuterà fino a mettere da parte l’amore stesso che una moglie può provare per il proprio marito.

Il film, infatti, non è che la storia di Einar, talentuoso pittore paesaggistico di una Copenaghen di fine anni Venti; e di Gerda, anch’essa artista e moglie devota di Einar. Ma chi è Lili?

Lili è quell’Einar che Einar stesso forse aveva tentato di soffocare dentro il proprio io, incatenato dalle paure, timori e preconcetti di un mondo ancora acerbo per poter capire – e accettare – la diversità.

Lili è quella donna che nasce con un paio di calze color carne, due sabot e un meraviglioso vestito avorio mentre fa da modella a Gerda.

Lili è quella ricerca disperata di libertà che forse ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita.

Perché, se il film non è che la storia di una coppia e di un amore straordinari – Gerda e Einar/Lili – che nell’arte han trovato il proprio essere e la propria vita, io credo che la storia di Lili sia un vero messaggio per tutti noi, a quasi un secolo di distanza.

Una volta trovato il proprio sentiero, una volta trovata la propria strada, Lili lotta con tutta sé stessa per poterla procedere e lotta per poter da una parte proteggere l’amata Gerda e dall’altra difendere la propria identità. Ritrovata così faticosamente e dolorosamente.

Certo, il film sicuramente ha romanzato degli aspetti della vita di queste due persone straordinarie, ma resta intatta la sofferenza, la difficoltà, ma anche il senso di liberazione che devono aver riempito i cuori di Gerda ed Einar. E di tante altre persone che oggi, come ieri e come domani, lottano per il proprio amore. Che sia per sé stessi che per altri.

Foto: Vogue.com

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