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In viaggio con Carlo.

Viaggiando s’impara.

Mi rifaccio a voi, lucchesi. Chi conosce Carlo Piaggia? Quante volte avete incrociato, per puro caso, questo nome?

A me è tornato letteralmente sotto gli occhi pochi giorni fa, quando lessi un articolo su un giornale locale e ne sono stata piacevolmente, e anche felicemente, colpita.

Per chi è “straniero” e per chi magari non sa bene o non si ricorda chi sia stato questo uomo … beh, ecco due righe su questo “italiano d’Africa”.

Carlo Piaggia nacque nel lontano 1827 a Badia di Cantignano, una piccola frazione del comune di Capannori (Lucca) da una famiglia tanto numerosa quanto di umili origini. Per una letale epidemia di tifo nel 1849 perse la madre, due sorelle e tre fratelli. Questo dolore, forse unito anche ai problemi economici legati al lavoro di mugnaio del padre, spinsero il giovane Carlo a intraprendere una strada che poi sarà battuta da molti uomini e donne negli anni successivi: quella del viaggio (emigrazione? Scoperta? Avventura?) in Africa, e precisamente verso la Tunisia, l’Egitto fino alle regioni più interne, e allora sconosciute, del Sudan, Eritrea, Etiopia e Uganda.

Carlo viaggiò molto in questi anni africani, entrando in contatto con le popolazioni allora ritenute “selvagge” come i Niam Niam, e raccolse numerosi oggetti etnografici che ancora oggi arricchiscono diversi musei di antropologia ed etnologia non solo nazionali, ma persino internazionali.

Ma perché oggi, un giorno qualunque del 2016, parlo di questo uomo che seppur con onorificenze e discreti successi è stato quasi del tutto dimenticato?

Ed è qui che entra in gioco l’articolo di giornale che ho citato in apertura: qualche giorno fa lessi, infatti, che è stato istituito un premio letterario nazionale che prende proprio come riferimento il “nostro” Carlo Piaggia. È un bando con tre sezioni e la seconda della Narrativa Inedita è intitolata Premio Carlo Piaggia “Viaggiando s’impara”. Per partecipare a questa sezione, dunque, è necessario presentare un testo – che sia un saggio, un romanzo, o una serie di racconti – che prendano come spunto proprio il viaggio: il viaggio inteso sia come esperienza puramente geografica, sia come processo interiore di conoscenza di sé. E in effetti come concepire lo sguardo rivolto verso il proprio Io interiore, l’analisi profonda dei più intimi processi cognitivi ed emozionali se non come un vero “viaggio” in noi stessi? Quante volte non ci troviamo completamente assorti nei nostri pensieri, abbandonati a chissà quale “viaggio mentale”? Quante volte non c’è qualcosa che ci disturba, inconsciamente, e ci assilla fino a quando non capiamo bene cosa è grazie a un processo spesso a ritroso che ci riporta nei nostri angoli più profondi? .. O più semplicemente, quante volte siamo entrate in una libreria e ci siamo ritrovate a sognare ad occhi aperti il prossimo viaggio nel settore delle guide turistiche in occasione magari delle prossime ferie?

Ecco, tutto questo è il Viaggio. E non è male che un nostro concittadino, anche se dimenticato o sconosciuto, sia tornato a far parlare di sé con un argomento così liberatorio e di liberazione come può essere il viaggio.

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